sabato 12 marzo 2011

ELEONORA DUSE E SARAH BERNHARDT: TESTO TEATRALE, RAPPRRESENTAZIONI, WORK-IN-PROGRESS




“ELEONORA DUSE E SARAH BERNHARDT" è unDialogo Teatrale, in lingua italiana scritto da Alberto Macchi a Roma nell'anno 2003. Inedito.

DALL'IDEA ALLA STESURA DEL TESTO, ALLE RAPPRESENTAZIONI:

Anno 2002
- Alberto Macchi effettua ricerche in archivi e biblioteche d'Italia e d'Europa intorno alle figure di Eleonora Duse e Sarah Bernardt.
Anno 2003
- Concluso di scrivere a Roma il testo teatrale definitivo. Ad esso vengono aggiunte note, bibliografia e foto.
Anno 2009
- Lettura drammatizzata del testo "Eleonora Duse e Sarah Bernardt" con gli attori della Compagnia "Esperiente", a cura dell'autore, presso il Teatro "Enrico Marconi" di Varsavia.

PROLOGO:
(VFfc/1): I pigri, i lavativi e gli indecisi conducono una vita fallimentare e, per giustificarsi con loro stessi, si rifuggiano nelle malattie e nei drammi immaginari.
(VFfc/2): Colei che parla continuamente della propria vagina portentosa, degli ormoni e del suo sesso da cagna in calore, vuole indubbiamente confessare la sua omosessualità affiorante o da troppo tempo repressa.
(VFfc/1): La persona che rifiuta la conoscenza e la cultura ha sempre da lamentarsi e autocommiserarsi; e spesso è accentratrice, presuntuosa, logorroica e polemica, oltre che di scarsa umanità, negativa, pessimista, smodatamente animalista ed egoista, avara e despota.
SCENA UNICA
E' l'anno 1925. Un ambiente rarefatto all'altro mondo. Due cubi posti al centro della scena. In quello di destra siede Eleonora Duse (1). Ha in mano un libro.
ELEONORA: (Sta recitando un monologo tratto dalla "Gioconda" di Gabriele D'Annunzio)
SARAH: (Entra Sara Bernhardt (2) quasi in punta di piedi e va a sedersi sul cubo di sinistra)
ELEONORA: (Smette di recitare)
SARAH: Che fai, stai ripassando la parte? Provi in casa? Sempre da sola?
ELEONORA: Certo, odio provare in teatro, tra guitti e comparse, alla mercè del capocomico. Ne ho abbastanza, ho avuto già i genitori capocomici!
SARAH: Oppure no sarà che stai ripercorrendo (Sorride), si fa per dire, ricordi e nostalgie?
ELEONORA: (Con un aria di sopportazione) Se sei venuta qui con le stesse intenzioni dell'altra volta, io adesso non intendo starmene buona ancora ad ascoltare i tuoi giudizi astiosi sulla mia carriera. Abbiamo lasciato il mondo da poco tempo e, se permetti, qui in cielo almeno vorrei vivere in santa pace. Scusami, siamo anche dello stesso segno zodiacale della Bilancia, ma vedo che non ci intendiamo, quindi sarà bene starcene ognuna per conto proprio, com'era sulla terra quando eravamo vive.
SARAH: M'era parso che piacesse anche a te di parlare delle nostre carriere di attrici.
ELEONORA: Sì, ma adesso vorrei starmene tranquilla.
SARAH: Ah, bene! Sai che ti dico, Eleonora? Me ne vado. Scusami tanto, ti lascio subito. (Si alza)
ELEONORA: Perché ora fai così, Sarah? Si può anche parlare serenamente. Ci si può confrontare senza però stare lì a pontificare come fai tu. Basterà che tu tenga presente che stai dialogando con una figlia d'arte che ha incominciato a calcare le scene già alla tenera età di quattro anni…
SARAH: …senza però aver studiato da adolescente al Conservatorio e senza aver fatto esperienze formative come invece ho fatto io. E senza aver poi debuttato presso la Comédie Francaise, al Gymnase e all'Odeon de Paris, come me, quando avevo appena ventidue anni. (Si siede)
ELEONORA: Io a quindici anni, tesoro, se non lo sai allora sarà bene che tu lo sappia, avevo già interpretato il ruolo di Giulietta all'Arena di Verona. Non dimenticarlo!
SARAH: Ma sta zitta, il tuo primo successo, se di successo si può parlare, l'hai ottenuto quando avevi già ventidue anni, con "Teresa Raquin" di Emile Zola (3) Guarda che so tutto di te, non credere! E devi ringraziare Rossi ed Emannuel (4) che t'accettarono in Compagnia accanto a loro.
ELEONORA: Allora se vogliamo essere precise, il tuo primo vero successo tu l'hai avuto a venticinque anni col "Viandante" di Coppée (5). Che credi non lo ricordi? Guarda che io essendo quattordici anni più giovane di te – e so che questo ti farà piacere sentirtelo dire - fin da ragazza ho studiato e seguito tutto l'evolversi della tua carriera!
SARAH: Certamente, come tante altre mie fan! (6) Di me comunque, a parte il mio carattere altezzoso e la mia insofferenza per ogni disciplina, è stato detto sempre e soltanto bene. In tutto il mondo sono stata accolta con una ammirazione che sconfinava financo nel fanatismo. E aggiungo questo come autocritica: per un periodo, al pari di Virginia Deyazet, mi sono divertita ad interpretare i ruoli maschili (7) dell'"Amleto" (8), dell'"Aiglon" (9) e del "Lorenzaccio", malgrado qualche volta non avessi le fisique du rôle per quelle parti. (10). Ma poi quando c'era da interpretare i grandi ruoli shakespeariani allora, devo riconoscere, che nutrivo scarso interesse per questi temi molto importanti, forse per negligenza o chissà forse per una paura atavica, recondita. Infine voglio aggiungere, prima che lo faccia tu, io prediligevo le scene madri in un modo vergognoso - e riconosco - sono stata una pessima autrice in tre drammi miserrimi.
ELEONORA: Perché mi stai facendo queste premesse? Su, butta fuori quello che hai da dire ancora sul mio conto. Ti ascolto.
SARAH: Beh, ad onor del vero, da dire ci sarebbe da dire!
ELEONORA: Che cosa? (Si alza) Allora?
SARAH: Se non ti arrabbi…
ELEONORA: Dipende. (Pausa) Allora? (Torna a sedersi)
SARAH: (Con calma) Da ragazzina non mi risulta che tu abbia manifestato doti di particolare precocità. Poi ho verificato che la tua carriera è stata lenta e faticosa. E scusami se ti dico questo, non solo per mancanza di presenza fisica, ma soprattutto per mancanza di un’adeguata potenza vocale necessaria per una attrice che vuole considerarsi una professionista. So che tuo padre addirittura ti batteva le gambe per farti recitare già quando avevi solo quattro anni perché proprio non eri portata per quest’arte.
ELEONORA: Ah no, cara! Qui devo contestarti! Guarda che io l'arte del palcoscenico l'ho avuta sempre nel sangue e per quanto concerne la mia recitazione, essa è stata sempre naturale, intima se vuoi, volutamente non accademica, ... essenziale insomma. E con una dizione perfetta.
SARAH: Ah, questa poi! Una dizione perfetta …
ELEONORA: Perché credi che D'Annunzio (11) mi abbia dedicato la sua "Città Morta"'? e perché credi il cinematografo mi abbia voluta protagonista nel film "Cenere"?
SARAH: Il cinematografo lasciamolo stare. "Che disgrazia che non lo abbiano inventato più tardi"! Questo naturalmente per quanto mi riguarda. Per quanto riguarda " La Città Morta" invece, o meglio "La Ville Morte" – so che questo non lo hai ancora digerito – ma se vuoi essere onesta, devi riconoscere che la portai io al successo. Andò in scena con me nel 1893, almeno quattro anni prima che tu la riprendessi. E poi devo farti notare che a me altri grandi drammaturghi, oltre che D'annunzio, hanno dedicato le loro opere. Autori dello spessore di Sardou (12), e di Oscar Wlide (13). Infine voglio dirti che le tue interpretazioni delle opere di D'Annunzio, produssero soltanto una fredda accoglienza da parte del pubblico, con pesanti riserve formulate da tutta la critica.
ELEONORA: Basta così! Me ne vado. Stavolta me ne vado davvero! (Si alza e s'allontana urlando) Non vorrai angosciarmi con questi argomenti per l'eternità. Forse tu dimentichi che qui non è come sulla terra, qui dobbiamo restarci per l'eternità. O meglio fino al Giudizio Universale, l'unico giudizio che posso accettare su di me, quello di Dio appunto; che già il giudizio, di per se, è comunque mutilante, sia per chi lo emette che per chi lo riceve. Hai visto? La Morte, lei, è silenziosa: impariamo dalla Morte!
SARAH: (Ride. Poi urla anche lei rincorrendola) Durante la mia vita sono morti ben sei papi (14), cara la mia isterica. Io sono una donna forte e navigata. E non credere che mi possa impressionare questo tuo atteggiamento da prima donna. Sei una povera prepotente, tronfia d'orgoglio, come era Leone XIII (15).
ELEONORA: (S'arresta di colpo, si gira) Zitta, vecchia francese incallita, filonapoleonica, sostenitrice della Massoneria anticlericale. Tu, sicuramente, a suo tempo ti sarai anche schierata con il Controgiubileo del 1900. Lo so, per te le quattro basiliche di Roma non sono, come per la massa della gente, San Pietro, San Paolo, San Giovanni e Santa Maria Maggiore, ma sono il Pantheon, dov'è sepolto Vittorio Emanuele Secondo, Porta Pia, il simbolo del crollo del potere temporale della Chiesa, il Gianicolo, con il monumento a Garibaldi e il Campidoglio, con il monumento a Cola di Rienzo, padre putativo d'una Roma laica e anticlericale. Conosco bene i tipi come te. Ciao bella! (Esce)
SARAH: Senti senti! Che idiozie sono queste! E poi Roma, semmai Parigi! Certo, quando non si hanno argomenti… (Torna a sedersi) Che strano! Si diventa famosi in tutto il mondo e poi t'accorgi che nessuno realmente ti conosce. Io filomassonica anticlericale, io che sono cattolica per caso e che volevo farmi suora! Undicesima di quattordici figli, di genitori israeliti convertiti al cattolicesimo, ho trascorso l'infanzia affidata prima ad uno zio, poi ad un'amica di mia madre ed infine ad una portinaia, finché non mi rinchiusero in un collegio a Versailles dove si sviluppò in me una profonda vocazione religiosa. Benché fossi cagionevole di salute avevo un temperamento nervoso e impulsivo, con entusiasmi improvvisi, timori, gelosie, invidie, subitanee generosità e terribili crisi di collera che mi facevano esplodere insani furori. Ne seppe qualcosa Sophie Croizette la mia prima acerrima rivale alla Comédie Francaise. Quando mio padre morì, ricordo, tornai con intensa eloquenza al desiderio originale di farmi suora. Fu il Duca di Morny, amico di mia madre, donna sempre bellissima e attenta ad affascinare, a convincerla di mandarmi piuttosto a studiare al Conservatorio. Così eccomi qua, una laica, anzi laicissima. (Considera) Per quanto riguarda Eleonora forse nessuno sa che essendo figlia di due poveri comici con una scalcinata Compagnia di guitti, ella trascorse la sua infanzia dentro un carrozzone viaggiando di paese in paese, fra i disagi, il freddo e la fame. (Sottovoce, rivolta al pubblico) Faceva l'attrice ed era malata ai polmoni! Naturalmente certe cose non vado a dirle a lei! Io, devo confessare, nella mia eccentricità, tra bizze artistiche, tra puntigli, tra clamorose avventure con amanti eccentrici, me ne sono levati di sfizi! Ho avuto anche un figlio. Eleonora invece ha avuto una figlia in seno al matrimonio con un modestissimo attore (16), che presto abbandonerà per correre dietro ad un altro attore. Ho pubblicato libri, ho esposto alcune mie sculture, ho viaggiato in pallone con un famoso aerostiere. A Parigi ho avuto un teatro tutto mio, il "Renaissance" dove avevo addirittura offerto l'opportunità ad Eleonora di esibirsi in Francia con qualche pièce teatrale di sua scelta. Ma ella rifiutò per invidia o per timore di confrontarsi. E guai a rammentarglielo adesso! A trentasei anni ho lavorato negli Stati Uniti d'America, a quarantasei in Italia "con un pubblico così difficile da conquistare"! Sono stata la più grande attrice del mondo! Ma che sto qui a rievocare…tanto ormai…
SIPARIO
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NOTE:
(1) ELEONORA DUSE (Vigevano il 3/10/1859 - Pittsburg il 20/4/1924) Attrice.
(2) SARAH BERNHARDT, nome d'arte di HENRIETTE ROSINE BERNARD (Parigi 22/10/1844 - Parigi 21/3/1923) Attrice.
(3) EMILE ZOLA (1840 - 1902), romanziere e drammaturgo francese che nel 1873 scrisse il testo teatrale "Teresa Raquin".
(4) CESARE ROSSI (1829 - 1898) e GIOVANNI EMMANUEL (1848 - 1904), attori che costituivano una Compagnia teatrale semistabile, di Torino.
(5) FRANÇOIS COPPÉE (1842 - 1908), scrittore, drammaturgo e poeta francese, autore, tra l'altro, della commedia "Il Viandante", poi musicata da PIETRO MASCAGNI (1863 - 1945)
(6) Come VIRGINIA REITER (1868 - 1937), VIRGINIA MARINI (1842 - 1918), GIACINTA PEZZANA ( 1841 - 1919), ELISA BERTI MASI (Trieste 1/4/1868 – Roma 14/2/1947). Quest’ultima, moglie dell’attore GIUSEPPE MASI, si è esibita al Teatro Bellini di Palermo, alla Stabile Romana e al Teatro Arcimboldi di Milano e, tra l’altro, ha recitato in due Tragedie entrambe dirette da ETTORE ROMAGNOLI, ossia, in “Agamennone” di Eschilo, nella parte di Cassandra, al Teatro Greco di Siracusa e in “Baccanti” di Euripide, nella parte di una Corifea, la cui documentazione si trova presso l’Istituto del Dramma Antico a Siracusa. Anche sua figlia ROSSANA MASI è diventata attrice. Nel cinema, fra l’altro, nel 1912, ha interpretato “Il Bacio di Margherita da Cortona”.
(7) Come l'attrice francese VIRGINIE DEJAZET (1798 - 1875).
(8) Di WILLIAM SHAKESPEARE (1564 - 1616), drammaturgo e poeta inglese.
(9) Di E. ROSTAND (1868 - 1918), poeta e drammaturgo francese.
(10) Di A. DE MUSSET (1810 - 1857), poeta, romanziere e drammaturgo francese.
(11) GABRIELE D'ANNUNZIO (1863 - 1938), poeta, narratore e drammaturgo italiano. Scrisse per Eleonora Duse "Sogno di un mattino di primavera", "Sogno di un tramonto d'autunno", "Città morta", "Gioconda" e "La figlia di Jorio".
(12) V. SARDOU (1831 - 1908), drammaturgo francese. Scrisse per Sarah Bernardt "Fedra", "Tosca" e "Cleopatra".
(13) OSCAR WILDE (1854 - 1900), narratore e drammaturgo irlandese. Scrisse per Sarah Bernardt "Salome" in lingua francese, musicata nel 1905 da RICHARD GEORG STRAUSS (1864 - 1949).
(14) GREGORIO XVI, PIO IX, LEONE XIII, PIO X, BENEDETTO XV, PIO XI.
(15) EMILE ZOLA disse di LEONE XIII: "Di un orgoglio smisurato, la sua regola era: regnare, regnare, regnare da padrone assoluto".
(16) TEBALDO MARCHETTI in arte CHECCHI, attore, fu abbandonato da sua moglie ELEONORA DUSE per un altro attore FLAVIO ANDO'.
LINK DEI FILMATI CHE RIGUARDANO ELEONORA DUSE:
http://www.youtube.com/watch?v=aKemyfPtpsI




0.0129 - 15.1.15

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