martedì 15 marzo 2011

WILLIAM SHAKESPEARE: TESTO TEATRALE, RAPPRESENTAZIONI, WORK-IN-PROGRESS



“WILLIAM SHAKESPEARE" è un Monologo Teatrale, in lingua italiana scritto da Alberto Macchi a Roma nell'anno 2002. Inedito.


DALL'IDEA, ALLA STESURA DEL TESTO, ALLA MESSA IN SCENA, ALLE REPLICHE:


Anno 1990
- Mette in scena al Teatro di Villa Lazzaroni a Roma con la Compagnia dell'Arteatro, lo spettacolo "Romeo e Giulietta" di William Shakespeare, con le musiche di Prokofiev.
Anno 1993
- Alberto Macchi mette in scena lo spettacolo "Otello" di William Shakespeare, con Gabriele Tuccimei e Massimiliano Carrisi, creando testo ridotto e adattato per l'occasione. Al Teatro al Ristorante "Piazza Morgan" di Roma. 
Anno 2002
- Alberto Macchi nel corso d'una lunga permanenza a Londra insieme alla dott.ssa Angela Soltys, ha l'opportunità di fare un intervento pubblico durante uno stage al Globe Theater, Poi, nel corso delle sue ricerche storiche su Shakespeare, presso le varie biblioteche e i vari archivi londinesi, quali la British Library e la Witt Library, ha l'occasione di conoscere e frequentare l'ambiente del Teatro Elisabettiano; per cui inizia a maturare l'idea di scrivere un breve Monologo che contempli la figura di William Shakespeare. Entro la fine dell'anno, lavorando con grande impegno a Roma e a Varsavia sul materiale fino ad allora raccolto, termina  la prima stesura del testo teatrale.

 
 

Anno 2012
- Assiste alle rappresentazioni di alcuni spettacoli di Shakespeare al Globe Theater di Roma e quindi riemerge in lui l'idea di portare a termine il Monologo su William Shakespeare dimenticato in un cassetto da ben dieci anni.
Anno 2013
- Termina di scrivere il breve Monologo teatrale "William Shakespeare" che però ricalca sostanzialmente la stesura originaria del 2006.

WILLIAM SHAKESPEARE
Io, un sicilano?
Monologo Teatrale
Roma 2006


William Shakespeare
Olio su tela del XVII secolo di Gerard o Gerald Soest (1598? – 11/2/1681)

Scena: Stratford-upon-Avon, gennaio 1616 William Shakespeare (1) è su un palcoscenico, seduto sopra un trono, in costume, nei panni d’un re. Intorno la scena è completamente vuota. Una sola luce a pioggia su di lui.

SHAHESPEARE: Ci mancava anche questa!
Adesso, a detta di qualcuno, io sarei nato a Messina e il mio vero nome sarebbe Michel Agnolo Florio. Di una religione diversa dal Cristianesimo, la mia famiglia, per sfuggire alle persecuzioni allora imperanti in Europa, si sarebbe trasferita, dopo aver percorso mezza Italia, a Stratford-upon-Avon in Gran Gretagna, dove lì io avrei assunto il nome e cognome di mia madre Guglielma Crollalanza, tradotto in inglese e cioè “William = Guglielmo Shake = “Crolla o Scrolla” + “speare” = “lanza o lancia”, così da non essere più perseguibile come eretico fuggiasco.
Ma tante son le cose che, nel corso di questi quasi quattrocento anni dalla mia morte, sono state dette sul mio conto. Per cui ora, ripercorrendo brevemente la mia vita, vorrei qui esporvi alcuni chiarimenti ..., alcune curiosità.
Allora!
Mio padre John Shakespeare, un mercante di lane e di pelli, è stato prima Podestà, poi Aldermano di Stratford, la sua e la mia città natale. A diciotto anni ho sposato una donna di 26, Anna Hataway. Da lei ho avuto tre figlioli e niente più, giacché la natura mi dotò d’ogni cosa al disopra e al disotto delle spalle, di creatività, di fierezza e di simpatia. Ma qui oggi voglio esporvi, senza commentarle, alcune tra le falsità, fonti di evidenti contraddizioni, che son state dette e scritte su di me nel tempo.
Per cui, ascoltate la prima:
“William Shakespeare” non è mai esistito. Il suo nome è lo pseudonimo sotto il quale sarebbero state raccolte varie opere scritte da vari autori rimasti ignoti”.
Segue: “Era Shakespeare quel che si dice un homo lieto e compagnevole, pieno di spirito e d’audacia; costretto a fuggir dalla vendetta d’un baronetto, sopra le cui terre ei avea la notte cacciato e ch’avea messo in beffe in una ballata; il gran poeta allora scampò a Londra”.
Poi:
“L’indole malinconica del giovane Shakespeare, la noia ch’ei sentiva nella casa del padre in cui non potea dar corso ai suoi poetici entusiasmi, il mal accordato suo matrimonio, lavori avversi alla sua inclinazione, l’hanno spinto a partire per Londra”.
E ancora:
”Dicesi ch’ei fosse stato, in Londra, ridotto alla misera condizione di custodire, innanzi alle porte dei teatri, i cavalli de’ signori”.
“L’attore Shakespeare ha rappresentato, in un modo tale, lo spettro nell’Amleto che ha recato grande terrore negli spettatori, anche s’ei ama meglio rappresentar commedie”.
“I suoi drammi sono nel numero di trentasei e sono stati composti nello spazio di venticinque anni”.
“La forza dell’ingegno di Shakespeare si mostra egualmente profonda nella più commovente passione, che nella gaiezza e buffoneria, la più matta o la più bizzarra del mondo”.
Quindi:
“Shakespeare, con i suoi Hamleto, Riccardo III, Errico VI e così via, investiga gli abissi della vita ... e dipinge con colori nerissimi la tirannide e le dissolutezze d’Errico VIII, anche se questi è il padre dell’imperiosa Regina Elisabetta al suo tempo regnante”.
E infine:
“Come autori delle opere di Shakespeare, spesso sono stati considerati i suoi contemporanei:
Christopher Marlowe, scrittore di opere teatrali, il quale potrebbe non essere morto nel 1593, ma avrebbe svolto attività di spionaggio per la Corona Britannica, continuando perciò a scrivere sotto falso nome. Bacone, che avrebbe scritto i testi teatrali sotto uno pseudonimo.
Il Conte Edward De Vere di Oxford, Nobiluomo di Corte che, ad un certo momento della sua vita, avrebbe continuato la propria attività di drammaturgo sotto uno pseudonimo. Il Conte William Stanley di Derby. Ben Jonson. Thomas Middleton. Sir Walter Raleigh. e perfino donne come la Contessa Mary Sidney di Pembroke o la Regina Elisabetta I. a tener poi presente che anche la cronologia delle opere di Shakespeare è incerta”.
Nessuno mai che abbia detto o dica, per amor del vero, che nel comporre i testi teatrali, mi sono avvalso della collaborazione di altri scrittori quali John Fletcher o Robert Chester, della collaborazione dei miei colleghi attori, di poeti e drammaturghi sconosciuti.
Ora, Signore e Signori, una cosa! Questo vostro Buffone di Corte intende rivelarsi pubblicamente: e quale sede migliore se non questa?
Ecco! Una confessione–testamento–epitaffio! Una causa che produce tre effetti. Straordinario, no? Qualcosa che infrange addirittura le leggi della Fisica.
Dunque ..., premessa questa dichiarazione che feci poco prima di morire e che ribadisco:
“Amico, per l’amor di Dio, astieniti dallo scavare la polvere qui chiusa. Benedetto colui che non toccherà queste pietre e maledetto colui che smuoverà le mie ossa”, ecco ora, invece, il testo aggiornato della mia rivelazione:
“Dotato di una infinita sensibilità e umanità, son vissuto, visibilmente, nella serenità, nota distintiva d’un animo innocente, ma son vissuto anche, segretamente, nella paura e nella vergogna prodotte dalla coscienza della realtà dell’esistenza, con momenti inconfessati, inconfessabili, di estrema solitudine; anche se poi il mio straordinario quotidiano entusiasmo e la mia illimitata curiosità, mi hanno comunque portato a vivere con gli altri e una vita prevalentemente d’amore, di sogni e di piaceri”.
Ho anche un titolo per questa che considero la mia confessione estrema, il mio testamento, il mio messaggio ultimo e che desidero venga scolpito – anche se a distanza di tempo dalla mia morte – a caratteri cubitali sul marmo della mia tomba. Questo titolo è:
'Quando nella stessa persona convivono l’Angelo dell’Innocenza e il Demone della Coscienza'.
Con ciò intendo dire che io ho trascorso e trascorro tutti i miei giorni,
felice, infelice, vulnerabile e insufficiente - come qualsiasi essere umano -,
però orgoglioso, entusiasta, edonista, ... costantemente consapevole e padrone di me.
Ma, tornando alla mia origine siciliana ..., che non fosse vero?! Magari, quando mi sono trasferito con la famiglia dalla Sicilia in Gran Bretagna, allora potrei essere stato troppo giovane per poter ricordare oggi o potrei essere stato lasciato all’oscuro di tutto oppure potrei essere rimasto talmente scioccato da quella fuga avventurosa, da aver poi rimosso, col tempo, ogni cosa.
Una considerazione ancora ... e concludo!
Si dice oggi, che la mia commedia “Much ado about nothing” ovvero “Molto rumore per nulla”, da me ambientata a Messina, esisteva, scritta anche in dialetto siciliano, col titolo “Troppu trafficu ppì nnenti”; e allora tutte quelle altre opere ambientate in Italia: a Roma, a Verona, ... a Venezia?
Ma chi non ha amato e non sa dell’Italia, magari senza averla mai vista?
A questo punto devo farvi una confessione:
“Se fossi realmente nato in Sicilia, non potrei che esserne orgoglioso!”
SIPARIO
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NOTE:
(1) WILLIAM SHAKESPEARE (Stratford-upon-Avon, battezzato il 26 aprile 1564 – Stratford-upon-Avon, morto il 23 aprile 1616), drammaturgo, poeta. Da recenti studi risulta che SHAKESPEARE sia l'autore materiale delle opere che gli sono state attribuite, però, in passato, a causa della scarsità di notizie sulla sua vita e a causa della scarsa istruzione ricevuta, sono stati avanzati molti dubbi sull'identità del drammaturgo. Anche i quadri, che figurano con il suo nome nella National Gallery di Londra, non sono considerati attendibili e le sole immagini di cui è accettato il valore documentario sono la statua del monumento funebre e il ritratto presente sul First Folio del 1623. Nel Settecento tutti questi temi sono stati dibattuti da illustri studiosi. Come autori delle opere spesso sono stati considerati i suoi contemporanei:
CHRISTOPHER MARLOWE, scrittore di opere teatrali, il quale potrebbe non essere morto nel 1593, ma avrebbe svolto attività di spionaggio per la Corona Britannica, continuando perciò a scrivere sotto falso nome.

Sir FRANCIS BACON che avrebbe scritto i testi teatrali sotto uno pseudonimo.
Il Conte EDWARD DE VERE DI OXFORD, Nobiluomo di Corte che, ad un certo momento della sua vita, avrebbe potuto continuare la propria attività di drammaturgo sotto uno pseudonimo.
Il Conte WILLIAM STANLEY DI DERBY
BEN JONSON
THOMAS MIDDLETON
Sir WALTER RALEIGH
e perfino donne come la Contessa MARY SIDNEY DI PEMBROKE o la Regina ELISABETTA I.
Anche la cronologia delle opere di SHAKESPEARE è incerta.
Una ipotesi, avanzata già nell’Ottocento, riguarda il letterato MICHELANGELO FLORIO, nato a Messina nello stesso anno di SHAKESPEARE, ovvero nel 1564, figlio di GIOVANNI FLORIO e GUGLIELMA CROLLALANZA; un personaggio che si sarebbe affibbiato il cognome di SHAKE-SPEARE, ossia la traduzione di CROLLA-LANZA, il cognome della madre anche il suo nome tradotto al maschile, per non fuggire più a causa della sua fede diversa dalla cattolica, un credo perseguitato in tutta Europa. Questa tesi, senza alcun riscontro in campo accademico, ha avuto un limitato rilievo giornalistico


RASSEGNA STAMPA, INTERNET, RADIO, TV, OSSERVAZIONI:



Anno 2018
- Iniziate. a Roma, in novembre, le prove dello spettacolo "Edoardo Terzo" di William Shakespeare, traduzione, adattamento e regia di Alberto Macchi. Musiche e parole di Edoardo Terzo.
Anno 2019
- Definito Capriccio Teatrale, lo spettacolo "Edoardo III", con Edoardo Terzo, debutta a Roma il 14 giugno al Teatro Duse.


Edoardo Terzo

in

“EDOARDO III”
Capriccio Teatrale
   da 
         William Shakespeare        

Traduzione, Rivisitazione e Regia
di
Alberto Macchi

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TEATRO DUSE
Via Cuma, 8 - Roma
Venerdì 14 Giugno 2019 e Sabato 15: ore 21,00 – Domenica 16: ore 18,00



  

 
Momenti durante le prove


PERSONAGGI ED INTERPRETI:

RE EDOARDO III (Re d’Inghilterra): Edoardo Terzo
PHILIPPA DI HAINAULT (Sposa di Edoardo III): Giuseppina Terzo
CONTESSA DI SALISBURY (Amante del Re): Isabella De Paz
AUDLEY (Messaggera): Luisa Pennisi
MESSER PEDANTE (Poeta di Corte): Stefano Tamburello
ARTOIS (Menestrello): Sergio Pennisi
MORTIMER (Servitore del Re): Giuseppe Castelluzzo
Voci fuori campo: Mauro Bisso (Cortigiano) e Elwira Romańczuk (Cortigiana)

Scene e Costumi: Luisa Pennisi – Aiuto Regia: Edoardo Terzo
Luci e Fonica: Enrico Marcacci – Foto di Scena: Debora Macchi
Direttori di Scena: Vanessa Terzo e Massimo Proietti Pannunzi
Canzoni: Edoardo Terzo e la sua chitarra
Selezione e esecuzione alla chitarra delle musiche di scena: Sergio Pennisi.
Ufficio Stampa: Isabella De Paz – PR: Aldo Raponi e Anna Dell’Agata.

NOTA DI REGIA

L'opera, pubblicata anonima nel 1592, dal titolo inglese The Raigne of King Edward the Third – attribuita da Eric Sams a William Shakespeare – in origine è un «Dramma» in due atti. La nostra proposta, che si presenta come un «Capriccio Teatrale» è invece ridotta ad un atto unico, relativo a quella parte del testo, in cui la Contessa di Salisbury, moglie del Conte di Warwik, durante la ‘Guerra dei 100 Anni’, viene aggredita dagli Scozzesi. Edoardo III (Castello di Windsor 13.11.1312 – Richmond 21.6.1377), Re d'Inghilterra, la trae in salvo, però, la sottopone ad un pressante corteggiamento ricattatorio: il monarca, quale ricompensa per averla sottratta da morte sicura, esige, infatti, da costei un amore incondizionato esclusivo ed eterno. Per cui, la Contessa, decisa a porre fine a tali pressanti pretese, escogita un ingegnoso stratagemma: acconsente alla di lui richiesta di eliminare suo marito, a condizione, però, che egli, uccida – per primo – sua moglie Philippa di Hainault (Valenciennes 24.6.1314 – Castello di Windsor15.8.1369). Il Sovrano, ciò malgrado, finisce con l’accettare tale controproposta. A questo punto, ella, non avendo altra via d’uscita, minaccia di uccidersi se egli non recederà da tali propositi. Il Re, allora, vista l’impossibilità d’averla tutta per sé, smette di perseguitarla. Edoardo III, in seguito, una volta rimasto vedovo, ormai vecchio e stanco, cadrà lui vittima di pressioni e di soprusi da parte di una giovane donna avida e corrotta, Alice Perrers, divenuta sua’amante, subito dopo la morte di sua moglie, la stessa che, per diversi anni addietro, era stata la Dama di Compagnia di Philippa.











 RASSEGNA STAMPA


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0.096 - 15.1.15

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